Saluta i tuoi ammiratori!

SPAZIO AGLI ARTISTI

Sabato 10 ottobre 500 bauli, di quelli comunemente utilizzati per il trasporto dell’attrezzatura degli show dal vivo, hanno invaso Piazza Duomo a Milano, dando vita a una protesta di grande impatto. “Un unico settore, un unico futuro” si leggeva nello striscione appeso davanti al Duomo, mentre oltre 1.300 lavoratori, nel rispetto delle regole dettate dalla pandemia, hanno fatto sentire la propria voce per chiedere al Governo nuove regole che rendano sostenibile la ripartenza di eventi, spettacoli e fiere. A livello mondiale si stima infatti che circa il 95% degli eventi sia stato cancellato. Ma mentre in altri Paesi esistono misure a sostegno dei lavoratori dello spettacolo, in Italia sono da sempre trattati come lavoratori di serie C.

Nonostante il settore produca milioni di euro di fatturato e coinvolga migliaia di addetti in tutto il Paese, producendo un indotto non da poco, le misure previste dai decreti varati finora non hanno prodotto soluzioni adeguate. Si parla di oltre 400mila lavoratori non pienamente tutelati e di almeno 1 miliardo e mezzo di euro di perdite. Il Governo ha destinato 1 miliardo di euro alla cultura, che va però diviso tra tutti i settori che ne fanno parte. L’attuale emergenza sanitaria poteva essere un’occasione per attuare dei cambiamenti, ma è stata persa. I lavoratori sono così costretti a vivere nella più completa precarietà: più dell’80% non riesce ad accedere alle indennità sociali di disoccupazione, maternità, né agli indennizzi relativi agli infortuni sul lavoro. È ora di mettere a punto un welfare ordinario a difesa della categoria, attuando proposte e soluzioni concrete: va garantita un’adeguata protezione di continuità di reddito e bisogna adeguarsi a quanto previsto nella Risoluzione del Parlamento Europeo del 7 giugno 2007, che invita gli Stati membri a sviluppare o applicare un quadro giuridico e istituzionale al fine di sostenere la creazione artistica mediante l’adozione di una serie di misure coerenti e globali. Non può più essere vero che in Italia con la cultura non si mangia.

PILLOLA DEI 5 GIORNI  ACQUISTABILE SENZA RICETTA

Non sarà più necessario l'obbligo della prescrizione medica per dispensare anche alle minorenni ulipistral acetato (EllaOne), il farmaco utilizzato per la contraccezione di emergenza fino a cinque giorni dopo il rapporto. Lo ha stabilito l'Agenzia Italiana del Farmaco con la Determina n. 998 dello scorso 8 ottobre.

"Si tratta di uno strumento altamente efficace per la contraccezione d'emergenza per le giovani che abbiano avuto un rapporto non protetto, entro i 5 giorni dal rapporto, - afferma il Direttore Generale AIFA, Nicola Magrini - ed è anche, a mio avviso, uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze. Voglio sottolineare che si tratta di contraccezione di emergenza e che non è un farmaco da utilizzare regolarmente".

Al momento dell'acquisto in farmacia il farmaco sarà accompagnato da un foglio informativo con lo scopo di promuovere una contraccezione informata ed evitare un uso inappropriato della contraccezione di emergenza. 

Si tratta di una "una svolta per la tutela della salute fisica e psicologica delle adolescenti". Così l'Agenzia italiana del farmaco Aifa definisce la decisione di abolire anche per le minorenni l'obbligo di ricetta per la contraccezione d'emergenza fino a 5 giorni dopo. La maggior parte delle gravidanze adolescenziali, infatti, afferma l'Agenzia del farmaco, "non sono pianificate e molte terminano con un aborto. L'evento nascita nelle adolescenti si accompagna spesso a situazioni di rischio, connesse sia alla difficoltà della giovane madre di accedere ai servizi materno-infantili, sia a una serie di problematiche di notevole portata sul piano interpersonale e psicologico".

Le madri adolescenti, infatti, rileva l'Agenzia, hanno "non solo meno probabilità di portare a termine gli studi e di conseguenza una minore possibilità di occupazione e di futuro inserimento nel mondo del lavoro, ma anche maggiori probabilità di crescere i propri figli da sole e in povertà". La gravidanza adolescenziale, inoltre, è associata a un più elevato rischio di morbosità/mortalità perinatale.

GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE

Il benessere psicologico è un diritto, la precarietà distrugge le nostre vite.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il suicidio è la terza causa di morte tra gli
adolescenti e quasi la totalità di queste morti avviene in famiglie a basso o medio reddito.
Sempre secondo l’OMS, tra gli studenti e i giovani lavoratori (20-34 anni) il suicidio è tra le
cause di morte più rilevante, rappresentando il 12% dei morti in quella fascia d’età ogni
anno.
Restando in Italia la situazione non cambia ed infatti gli studi condotti durante e dopo il
lockdown hanno dimostrato come siano di fatto i giovani ad aver subito più di tutti un
danno psicologico con episodi ansiogeni e depressivi. La preoccupazione egemone durante
la chiusura e anche ora è quella della condizione finanziaria, quindi ciò che preoccupava
di più durante un’emergenza sanitaria era comunque il lavoro.
Ed oggi, nella giornata mondiale della salute mentale, viene spontaneo chiedersi le
motivazioni di questa situazione drammatica che la nostra generazione sta vivendo.
Perchè sono i giovani più di tutti a vivere condizioni psicologiche difficili?
I problemi psicologici che affronta la nostra generazione non sono altro che il risultato del
sistema neoliberista in cui viviamo: una società instabile, competitiva, ultra-individualista
e profondamente non curante dell'altro. Durante il lockdown a preoccupare i giovani era la
mancanza di immaginario, la mancanza di un futuro stabile e la paura di ritrovarsi senza
lavoro una volta passata la quarantena.
Spesso ci viene detto come le problematiche psicologiche dipendano solo ed
esclusivamente dall'individuo, senza prendere in considerazione il contesto economico e
sociale in cui viviamo; questo tipo di approccio non fa altro che rafforzare lo status quo e
ad allargare il sentimento di fallimento tipico della nostra generazione, in un clima
generalizzato di ansia e paura del futuro precario che ci attende.
“Ho trascorso la maggior parte della mia vita, almeno fino all’età di trent’anni, a credere
che non avrei mai potuto lavorare.”
Questo diceva Fisher nel suo “Good for nothing” ed è questa ancora oggi la convinzione
che pervade la nostra generazione. Il senso di inadeguatezza costante, la paura di non
farcela. Nessuna indipendenza economica, niente prospettive lavorative, niente salario,
niente futuro, solo una gara infinita, da quando sei dietro i banchi di scuola o
dell’università a quando ti insegnano che competere coi tuoi colleghi è l’unico modo per
tenerti stretto il posto di lavoro.
Abbiamo bisogno di rivoluzionare la nostra società, senza pensare che agire sui sintomi sia
sufficiente. Abbiamo bisogno di ripensare il diritto alla salute mentale e garantire
l’accesso alle cure psicologiche, rifiutando lo stigma e non trattandole solo come una
battaglia individuale. Ma abbiamo anche bisogno di un mondo del lavoro in cui la
normalità non sia la competizione per le briciole e la sopravvivenza, di un mondo della
formazione in cui la valutazione non abbia come unico fine quello di premiare, punire e
stilare classifiche.